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Debora Pellegrini

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Debora Pellegrini

Pensieri erranti

Qui trovate le mie riflessioni, i vagabondaggi della mia mente e della mia anima, il frutto della magia che ogni volta vedo nascere negli incontri con le persone che incontro ogni giorno nel mio lavoro. 

 

Mi auguro vi possano essere di ispirazione!

Resilienti o resistenti?

2021-04-07 15:54

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Resilienti o resistenti?

La società ci spinge alla resistenza, ma la natura,, di fronte ad eventi difficili, ci mostra che essere resilienti è più efficace. Che strategia scegliamo d

Generalmente quando ci capita qualcosa di inaspettato e che valutiamo in maniera negativa, la nostra cultura, i social, ciò che ci circonda ci spinge a fare opposizione. Bisogna essere forti!  Non devi mollare! Lotta!. Sono le frasi che si sentono dire più spesso in queste occasioni. Basta leggere qualsiasi giornale o ascoltare un notiziario oggi e ci rendiamo subito conto del linguaggio bellico utilizzato in occasione della pandemia in atto: trincea, battaglia, vinto, perso, sono parole utilizzate più di frequente, fino ad arrivare alla conta dei contagiati come si faceva in guerra (e in alcune parti del mondo si fa ancora) con i caduti.


Tutto questo è chiaramente il contrario dell’accettazione e forse dovremo fermarci e chiederci se è un atteggiamento che favorisce il nostro benessere o meno. Fare opposizione ci costa energia, sforzo, fatica e inoltre crea un “nemico” contro il quale dobbiamo scagliarci: il virus, il vicino di casa, il collega di lavoro, che diventano il canale catartico dei nostri sfoghi, molti dei quali spesso non dipendono neanche da loro.


E se invece ci fermassimo ad accettare ciò che ci accade e provassimo a vedere la lezione evolutiva in questo? Quando a Marzo ho saputo di avere il Covid,  ho provato a mettere in atto questa strategia Ho dialogato con il Virus, cercando di stabilire un contatto con lui, ho cercato di vedere che senso aveva nella mia vita in quel momento, stare a casa in isolamento e contagiata. Certo non è stato sempre semplice farlo, ci sono stati momenti difficili dove questo dialogo era impossibile, ma continuando a cercarlo, alla fine, sono emersi anche i “doni” di questa situazione: l’amore delle persone che mi stanno intorno, la solidarietà che ho percepito nella rete che si attiva in queste situazioni e il messaggio evolutivo importante su quanto avvenuto che mi hanno permesso di dialogare con quelle parti di me, che, in qualche modo, hanno richiamato questa situazione. 


Per fare questo è stato però necessario, mettere in discussione e trasformare l’immagine di ciò che è giusto o sbagliato per me. E’ buono per me essere sempre in forma e lavorare, è sbagliato stare a casa e mostrarsi fragile. Ma questo è vero? O meglio è possibile? E’ possibile essere sempre in forma e andare sempre a mille? Anche se abbiamo creato una società che continuamente veicola questo mito in modi diversi, no non è possibile. C’è sempre un momento in cui TUTTI siamo fragili, ammalati, indisposti ed è proprio questa fase che rende il momento in cui stiamo meglio e ci sentiamo in forma, così importante ed appagante. Quando sono tornata ad uscire, anche una semplice passeggiata mi ha donato una felicità che raramente, in condizioni normali, mi aveva creato. Il “male”  è anche il modo che usa la natura per farci capire il valore del “bene”. Se ci fosse sempre il “bene”, come faremmo a comprenderlo e a valorizzarlo?


L’altro aspetto importante di questa strategia è mantenere flessibili le convinzioni che abbiamo su ciò che è giusto o sbagliato per noi. Se non ho dogmi, quando la vita mi presenta sfide diverse da quelle che immaginavo, riesco abbastanza velocemente a ricalibrarmi nella situazione e ad affrontarla nel modo più giusto per me. Se invece ciò che mi prefiggo, resta fisso, dogmatico e rigido, allora qualsiasi situazione diversa da quello che mi aspetto, mi manda in crisi. E’ la differenza in natura tra il materiale resiliente e resistente. Il primo, di fronte ad una pressione esterna, si piega, si adatta alla spinta del momento e, poi quando la pressione cessa, torna nella sua posizione iniziale. Nel fare questo, è come se accettasse ciò che gli sta capitando e si rende adattabile alla situazione al fine di poterla trasformare, superare. Il materiale resistente invece, si oppone senza piegarsi, senza modificare nulla di sé, ma se la forza esterna è troppo forte rischia di spezzarsi più facilmente.


Quindi di fronte a qualcosa di spiacevole, meglio essere resilienti, adattarsi, accettarlo, conformarsi all’evento per quello che ci è possibile, al fine di trarne anche “vantaggi” che porteremo con noi, quando torneremo alla nostra forma “originaria”, piuttosto che mostrarci rigidi, inflessibili, senza compromessi per poi rischiare di spezzarci, se la situazione è troppo pesante per noi!


 



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